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Martedì 10 Novembre 2015 14:47

Dietro la Maschera Verde

editorial-151110-1-1-fins-drying-1000wFoto: Essiccamento delle pinne di squalo. Sea Shepherd/Gary StokesCocaina e pinne di squalo, corruzione e Costarica

Commento del fondatore di Sea Shepherd, Capitano Paul Watson

Quattordici anni fa, nel 2001, condussi la mia nave, la Ocean Warrior, presso l’Isola del Cocco, in Costa Rica. Quando arrivammo trovammo un peschereccio ecuadoriano, il San Jose, impegnato a massacrare squali non lontano dalla spiaggia del Parco Nazionale dell’Isola del Cocco.

I ranger stavano guardando dalla costa ma, non avendo una barca, non potevano fare nulla.

Sea Shepherd offrì il proprio aiuto ai ranger e, insieme, riuscimmo a fermare la San Jose, confiscando chilometri di palamiti e centinaia di squali morti, fornendo poi assistenza per l'arresto dell’equipaggio.

La San Jose fu il primo grande peschereccio illegale scoperto e fermato nell’area marina protetta dell’Isola del Cocco e il primo peschereccio illegale a essere confiscato dai tribunali del Costa Rica.

Grazie a questo arresto, feci un accordo formale con il Ministero dell’Ambiente costaricano per cominciare a pattugliare assieme ai ranger la Riserva Marina dell’Isola del Cocco, a partire dal 2002.

Solo due anni prima, Sea Shepherd aveva iniziato una collaborazione, che si protrae ancora oggi dopo quindici anni, con il Parco Nazionale delle Galapagos e con la Polizia Federale dell’Ecuador.

La collaborazione con il Costa Rica non si formalizzò mai a causa della Varadero I, una nave bracconiera costaricana che io e il mio equipaggio intercettammo in acque territoriali guatemalteche; su richiesta delle stesse autorità guatemalteche, provvedemmo a fermare le sue attività illegali, la nave non fu danneggiata e nessuno rimase ferito.

Malgrado ciò, gli otto pescatori dell’equipaggio tornarono in Costa Rica e mi accusarono di aver tentato di ucciderli. In conseguenza a questo, andai in tribunale e presentai il nostro video con prove e testimonianze, e le accuse caddero. Una settimana più tardi mi accusarono addebitandomi otto capi d’accusa. Mi recai nuovamente in tribunale e ancora una volta le accuse caddero, e mi fu concesso di lasciare il Costa Rica.

Non ho più avuto notizie di questi fatti fino a maggio 2012 quando, a Francoforte, la polizia di frontiera tedesca mi arrestò sulla base di un mandato di estradizione del Costa Rica per un’accusa che suonava come “tentato naufragio”.

A questo arresto seguì immediatamente una richiesta di estradizione da parte del Giappone, che mi voleva estradare per “intrusione” su una nave baleniera e “boicottaggio dell’attività economica”.

La Germania decise di estradarmi in Giappone, e non ebbi altra alternativa che evitare di apparire in tribunale e scappare in mare, dove trascorsi i successivi 15 mesi, dall’agosto del 2012 fino alla fine di ottobre 2013.

A causa delle due richieste di estradizione e per il riconoscimento delle stesse da parte della Germania, fui inserito nella Lista Rossa dell’Interpol nell’agosto del 2012.

Nessuno è mai stato inserito nella Lista Rossa dell’Interpol per attività che non hanno causato feriti o morti, danneggiamento di proprietà, sottrazione di denaro, segreti di stato o proprietà. Nel mio caso, ho fermato un’operazione di “shark finning” (nota di traduzione: pratica che prevede il taglio brutale delle pinne dello squalo, che viene poi rigettato vivo in mare) in acque guatemalteche su richiesta del governo del Guatemala, e il Giappone mi ha accusato per le nostre azioni di contrasto alle operazioni illegali di baleneria (così definite sulla base della sentenza della Corte Internazionale di Giustizia) in Oceano del Sud.

Ma consideriamo la richiesta di estradizione del Costa Rica. In quell’incidente, avvenuto nel 2002, otto bracconieri di una nave che era già stata in precedenza accusata di bracconaggio, hanno presentato una denuncia quando abbiamo impedito loro di continuare a compiere tale attività . Non avevano prove fotografiche o video. Sea Shepherd ha invece documentato tutto l’accaduto. L’accusa che tentammo di ucciderli era ridicola.

Le accuse mi furono contestate nella città portuale di Puntarena, dove la pesca illegale è epidemica. Durante il processo iniziale scoprimmo e documentammo l’arrivo illegale di squali a Puntarena. Non fu difficile, le pinne di squalo venivano essiccate in pubblico. Riferimmo questa attività alla polizia e le autorità non fecero nulla. Al contrario fummo avvisati di non infastidire i pescatori.

Perché il tribunale di Puntarena avrebbe agito in modo così aggressivo in risposta a una denuncia di otto bracconieri?

Dietro a tutto questo c’era – e c’è tutt’ora –dell’altro, e penso che il fattore principale siano gli stupefacenti.

Con la recente rivelazione che un uomo chiamato Gilbert Bell è stato arrestato e indicato come il famigerato signore della droga “Macho Coca”, le cose si sono fatte più chiare.

Gilbert Bell è un consigliere dell’Istituto di Pesca del Costa Rica (INCOPESCA), un’agenzia governativa che è stata diverse volte oggetto di indagini penali.

Più della metà degli amministratori di INCOPESCA sono rappresentanti dell’industria della pesca.

Nel 2012 Alvaro Moreno, il vicepresidente di INCOPESCA , fu licenziato per corruzione e, dal 2011, Luis Dobles, l’attuale presidente di INCOPESCA, è stato indagato per non aver sanzionato, nello stesso anno, due pescherecci accusati di praticare lo shark finning.

Nel 2014 la Guardia Costiera statunitense ha catturato al largo delle coste dell’Isola del Cocco un peschereccio del Costarica, arrestando 3 sospetti costaricani e un nicaraguense. La barca aveva a bordo 2,3 tonnellate di cocaina.

“Siamo molto preoccupati dal fatto che queste organizzazioni (di narcotrafficanti) si infiltrino fra i nostri pescatori o sui pescherecci, che prima erano dediti alla pesca, mentre ora si occupano di traffico di stupefacenti”, ha dichiarato il vice ministro della Pubblica Sicurezza Gustavo Mata. “Più in generale, un numero sempre crescente dei nostri pescatori è dedito al traffico di coca”.

Tuttavia, già nel 2001 i ranger dell’Isola del Cocco mi dicevano che a quel tempo erano molto preoccupati dalla droga che veniva trasportata sui pescherecci. Non si tratta certo di una novità.

L’Isola del Cocco è un crocevia per il trasporto della droga e lo è stato per parecchio tempo. Mi sto convincendo sempre di più che la nostra idea di andare nell’Isola del Cocco per dei pattugliamenti permanenti rappresentasse una minaccia per i narcotrafficanti.

E’ questo il motivo per cui mi accusarono, affinché i pattugliamenti non avessero luogo. Questa è anche la ragione per cui venne rifiutata la nostra offerta di fornire all’Isola del Cocco due motovedette veloci di prim’ordine.

INCOPESCA e altre persone influenti in Costa Rica non vogliono che ci siano occhi e orecchie vicino all’Isola del Cocco: non a causa della pesca illegale, ma principalmente per il trasporto illegale e il trasferimento via mare degli stupefacenti.

La causa contro di me semplicemente non ha senso. Nel 2002, su richiesta del Governo del Guatemala, abbiamo fermato nelle sue acque territoriali la Varadero I, un’imbarcazione del Costa Rica dedita allo shark finning,. Li abbiamo sorpresi e filmati mentre catturavano gli squali e tagliavano loro le pinne. Li abbiamo fermati con le manichette antincendio. Nessuno è rimasto ferito e non ci sono stati danni materiali. La troupe che stava lavorando a bordo della nostra nave al documentario Sharkwater, documentò l’intero incidente.

Gli otto pescatori a bordo della Varadero I hanno riferito alle autorità del Costa Rica che abbiamo tentato di ucciderli. Non avevano prove né documentazione, solo la loro parola contro quella di 30 membri dell’equipaggio di Sea Shepherd e di quella di una troupe indipendente che ha assistito all’incidente a bordo della Ocean Warrior, documentandolo.

Mi sono presentato in tribunale nel 2002 e le nostre riprese dimostrarono chiaramente che non ci fu alcun tentativo di uccidere i pescatori; quell’accusa cadde. Una settimana dopo fui accusato nuovamente di otto capi d’imputazione; ancora una volta quanto da noi ripreso confutò quelle accuse, che furono rigettate, e mi fu concessa l’autorizzazione a lasciare il Costa Rica.

Non ne ho più saputo nulla fin al mio arresto in Germania 10 anni più tardi, questa volta con l’accusa di “tentato naufragio”.

L’accusa, allo stato attuale, afferma che l’incidente avvenne in acque internazionali; questo malgrado il fatto che la stessa accusa parli anche di un’esatta posizione, ben all’interno delle acque territoriali del Guatemala, dove la legge di questo paese ci consentì di intervenire contro un’ attività illegale. L’accusa ufficiale si contraddice quando afferma che l’incidente avvenne in acque guatemalteche ma anche in acque internazionali. Malgrado l’accusa sia formulata in questo modo, non possono esserci entrambe le affermazioni.

Il tribunale del Costa Rica dichiara che non ci sono prove del fatto che i pescatori costaricani fossero bracconieri, nonostante noi li avessimo filmati durante delle attività di bracconaggio e nonostante il fatto che, nel 2001, la Varadero I fu fermata alle Galapagos (Ecuador) per pesca illegale.

La quantità di tempo, oltre 13 anni, e le energie profuse dal Costarica in questa causa, con l’utilizzo del denaro dei propri cittadini, sono completamente sproporzionate per una situazione in cui nessuno è stato ferito e nessuna proprietà è stata danneggiata.

La domanda ovvia è: perché?

Per anni ho pensato che i tribunali, l’INCOPESCA e altri funzionari pubblici proteggessero i bracconieri, e ci sono infatti parecchie prove che di fatto li stessero proteggendo.

Ora, però, alla luce dell’arresto di Macho Coca, penso che la questione vada più in profondità. L’arresto del signore della droga e del consigliere di INCOPESCA Gilbert Bell mi hanno indotto a pensare che tutto questo è stato fatto anche per proteggere i narcotrafficanti.

Nel maggio 2013, Jairo Mora Sandoval, conservazionista impegnato nella salvaguardia delle tartarughe, è stato ucciso dai narco-bracconieri a Moin Beach. Quest’anno il team di Sea Shepherd che proteggeva le tartarughe è stato aggredito dai bracconieri sulla stessa spiaggia. Invece di indagare sull’aggressione, la polizia ha vessato il team di Sea Shepherd, cercando stupefacenti nell’accampamento, mettendolo a soqquadro e danneggiando i beni personali dell’equipaggio durante la perquisizione.

All’inizio di quest’anno, durante il processo per Jairo Mora Sandoval, i suoi assassini sono stati assolti dal tribunale del Costa Rica non perché fossero innocenti, ma perché la polizia e l’accusa hanno opportunamente perso le prove cruciali. Moin Beach, dove Jairo fu ucciso, è una spiaggia usata molto spesso come punto di scarico per la droga proveniente dalla Colombia e da Panama.

All’inizio di quest’anno Sea Shepherd aveva organizzato, assieme al Ministero dell’Ambiente del Costa Rica, un piano per fornire assistenza e per difendere, ancora una volta, l’Isola del Cocco. Il Direttore Globale di Sea Shepherd Alex Cornelissen è stato invitato a un incontro presso il Ministero e ha preso un volo dall’Olanda diretto a San Jose per poter presenziare. L’incontro però è stato annullato all’ultimo minuto, con il pretesto che il Costa Rica non può lavorare con Sea Shepherd fino a che rimango un ricercato per i suoi tribunali e fino a che il paese continua a cercare di estradarmi.

I ranger dell’Isola del Cocco hanno bisogno di assistenza. Hanno bisogno di una buona nave da pattugliamento da utilizzare a tempo pieno. Noi abbiamo questo tipo di barca, in verità due, e possiamo impiegarle in modo permanente così da poter lavorare con loro per fermare tutte le attività di bracconaggio nella Riserva Marina dell’Isola del Cocco. Vorremmo anche installare un sistema AIS per monitorare tutto il traffico navale. Ne abbiamo installato uno simile alle Galapagos, il cui costo si aggira intorno al milione di euro: ne curiamo costantemente la manutenzione e si è rivelato un programma di grande successo.

Tuttavia, non credo che alcuni funzionari pubblici del Costa Rica vogliano occhi e orecchie che esulino dal loro controllo nei pressi dell’Isola del Cocco. Non vogliono che il mondo veda quello che credo essere uno dei principali crocevia del traffico internazionale di droga, principalmente della cocaina.

Relativamente a questo caso ho intenzione di adire la Commissione Interamericana per i Diritti Umani, e continueremo comunque a indagare per capire come mai il Governo del Costa Rica stia proteggendo i bracconieri e si rifiuti di pattugliare efficacemente la Riserva Marina del Parco Nazionale dell’Isola del Cocco.

Traduzione a cura di Eugenio Fogli

 

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