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Martedì 08 Agosto 2017 18:36

POSIDONIA OCEANICA IN PERICOLO IN PUGLIA

Il gasdotto “trans adriatico” mette a rischio la Posidonia Oceanica

Melendugno (LE), 6 agosto 2017 – I volontari di Sea Shepherd Italia, coadiuvati da alcuni cittadini di Melendugno, hanno concluso delle immersioni subacquee nel tratto di costa di fronte la spiaggia denominata “San Basilio”, tra le marine di San Foca di Melendugno e Torre Specchia Ruggieri, dove è in progetto la realizzazione dell’approdo del gasdotto Trans Adriatic Pipeline (TAP).

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Obiettivo delle immersioni è la verifica della presenza di fanerogame marine, in particolare della Posidonia Oceanica e della Cymodocea Nodosa, che costituiscono veri e propri ecosistemi protetti dalla Convenzione “Retea Natura 2000” della Comunità Europea. 

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Il progetto del gasdotto TAP ha lo scopo di realizzare un’infrastruttura energetica che porti il gas dall’Azerbaijan fino all’Italia. Il punto di approdo della condotta vedrà la luce su una delle spiagge più belle delle coste italiane. Prevede lo scavo di un “microtunnel” di tre metri di diametro che dal mare, passando da sotto la spiaggia, la duna costiera e la pineta, arriverà fino nell’entroterra. La messa in opera del TAP non solo andrà a deturpare il territorio ma metterà in serio pericolo l'ecosistema costiero e la vita di numerose specie marine che popolano questi splendidi fondali. Il progetto prevede lo scavo di una trincea lunga un centinaio di metri e la posa di un terrapieno di oltre duecento metri proprio sul fondale marino, a poca distanza dalla battigia. Il rischio di far sparire le praterie di fanerogame della zona, per un ingente tratto costiero, è elevatissimo con conseguente devastante alterazione e distruzione definitiva del delicato ecosistema che esse compongono.

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Come noto, l’autorizzazione alla realizzazione del TAP è soggetta a svariate prescrizioni come quella che impone l’uscita in mare del citato “microtunnel” (detto exit point) ad un minimo di cinquanta metri dalle piante di Posidonia Oceanica e Cymodocea Nodosa con l’unico scopo di proteggere questo habitat.

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Il team dei subacquei di Sea Shepherd Italia è passato dunque all’azione diretta. Si è recato sulle coordinate previste per l’exit point e, percorrendo un percorso di cinquanta metri sottacqua lungo la rotta prevista del gasdotto, ha verificato la reale situazione e l’osservanza di tale importante prescrizione. Mediante due boe posizionate con l’ausilio di precisi segnalatori GPS sono stati marcati con precisione il punto di inizio e fine dell’immersione. Grazie ad una cima posizionata tra le boe si è andato a definire, con una discreta precisione, il percorso da seguire per i sommozzatori. Il tutto è stato documentato con l’ausilio di videocamere subacquee. Risultato del sopralluogo subacqueo: si è riscontrato che l’exit point è a pochi metri dalle praterie di fanerogame e non a cinquanta come prescritto. L’esito della risultanza dimostra chiaramente che la prescrizione all’autorizzazione non è stata rispettata nel progetto. Sea Shepherd Italia rimane disponibile a condividere tutte le informazioni con chiunque lo richieda e ad accompagnare nella stessa immersione chiunque voglia verificare. I volontari rimarranno a vigilare costantemente per il rispetto della legge e a protezione della vita nel nostro mare.

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