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Martedì 05 Aprile 2016 09:00

Il Sopravvissuto (Survivorman) si unisce a Sea Shepherd per Operazione Milagro

La mia settimana sulla M/V Farley Mowat
di Les Stroud - Il Sopravvissuto

0editorial-160405-1-2-Les Stroud-Credit-Carolina-A-Castro-P1140669-550wLes Stroud. Photo: Carolina A Castro Non ho mai preso alla leggera il fatto di unirmi a Sea Shepherd in una campagna.  Mi rendo conto che hanno ottenuto fama, e anche un pò di infamia, con il programma televisivo 'Whale Wars- Guerra alle Baleniere'. Ma il mio istinto mi suggeriva che il team di Sea Shepherd fosseimpegnato in attività molto forti ed efficaci, finalizzate a fermare alcune, se non tutte, delle atrocità che accadono oggi nei nostri oceani. In quanto uomo d’azione, questo mi attira. Non mi dispiace inviare il mio denaro per aiutare. E non mi dispiace votare in unadirezione che ritengo farà la differenza. Mi piace dibattere di queste problematiche in mezzo a un gruppo di persone. Tuttavia, se non vengo coinvolto in modo attivo,non sento di aver colto appieno e, pertanto, non comprendo tutta la storia.

 Il mio viaggio per unirmi ad Operazione Milagro a bordo della M/V Farley Mowat coincide anche con un crescente bisogno di essere utile col mio attivismo a un livello più basso, facendo una cosa alla volta (una balena-un delfino-uno squalo-un ecosistema). L’atteggiamento generale dell’equipaggio della Farley Mowat (precedentemente un cutter della guardia costiera) e della Martin Sheen (unbel monoscafo  a vela), le due imbarcazioni in missione in Messico, assomiglia molto ad una “sana eccitazione” per il lavoro significativo che svolge, mantenendo una costante aspettativa nei confronti della prossima azione da intraprendere per assicurare la sopravvivenza della focena vaquita nel mare di Cortez. 

Chiunque sia coinvolto è dotato di pragmatismo, di etica del lavoro duro e di un forte desiderio di restare fuori il più possibile per fare qualcosa di buono. Questo “buono” include l’individuazione e il recuperodelle reti (da posta) illegali, l’interruzione (in modo sicuro e legale) del bracconaggio a danno dei pesci, il salvataggiodi vita marina in difficoltà in cui si imbattono e il rimanere in costante contatto con la marina locale e le organizzazioni di tutela ambientale che fanno rispettare le leggi antibracconaggio. Sono volontari desiderosi di fare tutto ciò che è nelle loro possibilità per aiutare, accompagnati e guidati da persone dotate di capacità ed esperienza in ingegneria meccanica, immersioni, biologia marina, nella gestione media e nelle riprese nonché, naturalmente, da cuochi,capitani qualificati ed equipaggio. Mi hanno accolto a braccia aperte e io sono salito a bordo sperando che non mi vedessero come una celebrità televisiva ma come qualcuno intenzionato a mettere a frutto le proprie capacità. L’ultima cosa che voglio in qualsiasi situazione è essere coccolato. Per fortuna, non si viene viziatisu una nave di Sea Shepherd.

Durante i miei primi tre giorni a bordo, abbiamo trovato e recuperato  una rete illegale da posta al giorno. A volte sono vecchissime ed hanno vagato come portatrici di morte per chissà quanti anni, in altri casi, invece, sono abbastanza nuove, e la carneficina di ogni tipo di vita marina, dai delfini alle tartarughe marine, dagli squali e le razze ai pesci spada ed ai tonni è evidente a ogni metro. L’equipaggio lavora senza sosta per recuperare le reti da una profondità che va dai 15 metri a qualche chilometro. Due giorni prima che io arrivassi aveva trovato una rete nuovissima lunga oltre due chilometri e mezzo che conteneva più di 70 squali. Solo 13 erano vivi. Uccisi in modo indiscriminato per la ricerca del Totoaba, unpesce a rischio di estinzione molto richiesto (dai mercati asiatici) soprattutto per la sua vescica natatoria. L’equipaggio non riposa neanche di notte. Pattuglia le acque della riserva per tutta la notte utilizzando enormi torce per individuare le battute di pesca non consentite che si svolgono con l’utilizzo di reti illegali.

L’equipaggio è anche ingegnoso. Lavora sempre, anche nelle ore di riposo. In questa fase,sta progettando un “uncino fantasma” che, posizionato sul retro delle loro navi, dovrebbe setacciare il mare nella speranza di afferrare le reti da posta illegali non visibili. E pare che questa settimana il loro impegno sia stato ricompensato giornalmente. Il sistema funziona così bene che l’equipaggio lo sta presentando alla marina locale affinchè anch’essa possa utilizzarlo. Anche in cambusa la filosofia di proteggere la terra e gli oceani è ben radicata. L’equipaggio non vuole apparire ipocrita, pertanto tutti i pasti a bordo sono tanto per cominciare deliziosi, e  anche completamente vegani.

L’ultimo giorno della mia settimana di permanenza è stato forte e indimenticabile. La Martin Sheen ha avvistato un piccolo di megattera intrappolatoe impossibilitato a muoversi, impigliato in una rete da posta grande e lunga. Saliva di continuo in superficie per poter rubare un po’ d’aria e poi tentava disperatamente di immergersi e di muoversi in avanti.  Ma non avanzava neanche di pochi centimetri. La rete era avvolta attorno alla sua testa e veniva trattenuta sul fondo dell’oceano da enormi e pesanti ancore su ogni lato. Stava annegando per lo sfinimento. Dopo 4 ore intense ho solo buone notizie da raccontarvi: l’abbiamo liberata dalla rete.  Anche se all’inizio c’è stata un po’ di confusione, in quanto l’equipaggio non è in realtàaddestrato per un lavoro di questo tipo, alla fine ha prevalso il sangue freddo e, lavorando con la marina, ci siamo tutti prodigati per tagliare la rete mentre il piccolo di megattera (e per piccolo intendo circa 8 tonnellate) lottava angosciato. Io per primo conserverò per tutta la vota il ricordo di aver praticato l’ultimo taglio (assieme alla marina e al nostro equipaggio che lavorava sull’altro lato), sporgendomi dal gommone zodiac di Sea Shepherd. Un attimo prima stavamo lavorando per fare tutto il possibile per salvare la balena e tutto d’un tratto era tutto finito. Fino al momento in cui, improvvisamente, ad un centinaio di metri di distanza, il piccolo di balena è emerso tra le nostre grida di esultanza!

Come ho affermato all’inizio, sono felice di dare soldi, di votare e di dibattere in modo intelligente le questioni che riguardano i nostri oceani. Comunque  Sea Shepherd parla coi fatti, essendo costantemente ed attivamente presente ovunque possa. Il suo livello di sicurezza è immacolato. Dal punto di vista legale è indubbiamente rispettosa della legge. Come Paul Watson è fiero di dire ai bracconieri: “Se non fate niente di illegale, di cosa vi preoccupate?”  Beh, naturalmente dovrebbero essere preoccupati!  Preoccupati perchè la loro capacità di sfogarsi sugli oceani, violentandoli e dandosi alla fuga, eliminando di fatto i pesci, diventerà sempre più debole. Hanno i giorni contati. Voglio crederlo con tutto il cuore. E sono gli sforzi di organizzazioni come Sea Shepherd che mi fanno pensare che si stia facendo ciò che è necessario per salvare il pianeta. 

Mentre i volontari di Sea Shepherd nel mondo (la flotta sta crescendo) continuano a lavorare con i governi, la marina e le agenzie per la protezione dell’ambiente, qualcuno ancora li accusa ingiustamente di essere degli “ecoterroristi”. Ma sono quelli della Monsanto ad essere gli “ecoterroristi”su questo pianeta . Le potenti multinazionali alimentari, quelle petrolifere e le società di disboscamento che non operano con integrità ed in modo etico e che stanno terrorizzando la natura, le terre selvagge, le vaste foreste e, naturalmente, i nostri profondi oceani blu. Sea Shepherd Conservation Society vuole solo quello che voi ed io vogliamo: un pianeta pulito e in salute con ecosistemi intatti e una varietà di flora e fauna che le generazioni future possano godere. Nella mia vita prenderò ancora parte a molti altri viaggi con Sea Shepherd per aiutare. Di questo sono certo. Finché il famigerato problemadel bracconaggio a livello mondiale  non sarà sradicato.

0editorial-160405-1-3-Les Stroud-helps-free-whale-Credit-Logan-Kanan-P1520226-550wLes Stroud aiuta a liberare la balena. Foto: Logan Kanan

 

0editorial-160405-1-4-Les-his-kids-Rayleen-and-Logan-crew-Credit-Carolina-A-Castro-P1520111-550wLes e i suoi figli, Rayleen e Logan con l’equipaggio. Foto: Carolina A Castro

0editorial-160405-1-5-whale-entangled in net--credit-Sea-Shepherd-550wBalena impigliata nella rete. Foto: Sea Shepherd

0editorial-160405-1-6-crew-making-hooks-to-catch-nets-Credit-Carolina-A-Castro-P1520357-550wEquipaggio che realizza l’uncino per agganciare le reti. Foto: Carolina A Castro

0editorial-160405-1-1-shark-caught-net-credit-Logan-Kanan-P1510232-500wSqualo preso da una rete. Foto: Logan Kanan

Traduzione a cura di Linda Frigo

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